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La mia spesa per la Pace
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Da "Famiglia Cristiana" n. 42 del 17/10/'04 IL 16 OTTOBRE GIOVANNI PAOLO II COMPIE 26 ANNI DI PONTIFICATO UN
PROFETA DI PACE di
Achille Silvestrini Il 16 ottobre celebriamo il
26° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II a vescovo di Roma,
successore di Pietro, capo visibile della Chiesa cattolica. Sono 26 anni d’un
pontificato innovativo per molti aspetti. Ne sottolineo solo due, che
manifestano il respiro universale di questo Papa. Voglio ricordare, anzitutto,
la prospettiva globale con la quale il Pontefice guarda ai più acuti problemi
del nostro mondo. Questo lo fa percepire come il vero capo morale della
cristianità anche da parte delle Chiese e delle comunità non cattoliche. Il punto culminante di questa
sua testimonianza, che supera le frontiere confessionali, di questa sua profezia
che dà voce al Vangelo delle beatitudini, l’abbiamo avuto l’anno scorso con
i ripetuti e vigorosi appelli del Pontefice contro la guerra. Non soltanto
contro la guerra che si stava portando in Irak, ma anche contro la guerra come
strumento di soluzione dei problemi conflittuali nella vita internazionale. A mio parere, l’insieme
degli interventi di Giovanni Paolo II contro la guerra rappresenta un
insegnamento che, nel solco della Pacem in terris
di Giovanni XXIII, rimarrà definitivo. Oggi non è più possibile
parlare di guerra "giusta". La guerra non può più essere considerata
una strada per risolvere le controversie tra le nazioni. Nello specifico della guerra
in Irak, il Papa è stato premonitore. Aveva chiaramente avvertito, infatti, che
sarebbe stata sproporzionata rispetto alla finalità dichiarata, cioè la
sconfitta del terrorismo. Ha sempre detto che contro il terrorismo occorre
un’intransigenza piena, assoluta, ma che è illusorio pensare di cancellarlo
con la guerra preventiva e unilaterale. Bisogna invece intensificare
la collaborazione internazionale, promuovere la più larga partecipazione attiva
di Governi responsabili ai piani d’azione rivolti a sconfiggere il terrorismo. Il secondo aspetto che voglio
sottolineare di questo pontificato è strettamente collegato con il primo. Spesso il Papa sollecita a
guardare alle condizioni sociali e umane in cui nasce e cresce il terrorismo. È
chiaro che non tutti i popoli che soffrono povertà e miseria sono quelli che
generano il terrorismo. Questo oggi si manifesta piuttosto in certi settori del
mondo islamico. Ma ci sono altre situazioni di terrore che hanno radici
nell’ingiustizia sociale, nelle disuguaglianze internazionali, in più o meno
palesi aggressioni neocolonialistiche. Pensiamo alle "guerre
dimenticate", soprattutto in Africa. Nell’Angelus di domenica 26
settembre, ricordando una riunione svoltasi in Vaticano dei nunzi apostolici
impegnati in quel continente, il Papa ha chiesto di pregare perché il Signore
«sostenga gli sforzi della comunità internazionale in ordine alla giustizia e
allo sviluppo solidale. Questa, infatti, è la via che può garantire al mondo
un futuro di pace». Affermazione che echeggia quella di Paolo VI: «Lo sviluppo
è il nuovo nome della pace». Recentemente il presidente
brasiliano Lula, d’accordo con il segretario dell’Onu Kofi Annan, ha riunito
a New York numerosi capi di Stato e di Governo per lanciare nuove iniziative
internazionali contro la fame e la miseria. Il Papa vi ha inviato il segretario
di Stato, cardinale Angelo Sodano, che ha pronunciato un lucido intervento sulla
necessità di politiche concrete per la promozione dello sviluppo dei Paesi più
poveri. |
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