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La mia spesa per la Pace
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14/9/2005 - Comunicato stampa
Guerra preventiva e Summit
mondiale dell'ONU.
La posizione della campagna
"La mia spesa per la Pace"
Aggiornamento: hanno
aderito a "La mia spesa per la Pace" 2917 persone di
502 Comuni
e
82
gruppi di sostegno locale.
CHI
COMPRA VOTA Si apre oggi a New York il Summit mondiale dell'ONU: i governi del mondo si riuniranno per 3 giorni per discutere dei problemi mondiali legati allo sviluppo, alla sicurezza, ai diritti umani e alla riforma stessa dell'ONU. Nel dibattito entrerà anche il tema della legittimità della guerra preventiva. Nei documenti predisposti in preparazione al summit,
sul tema della sicurezza collettiva e dell’uso della forza, e in
particolare sulla questione della legalità della guerra preventiva,
si afferma: "In
pratica si presentano tre casi particolarmente difficili: -
primo, quando uno Stato pretende il diritto di colpire
preventivamente, per autodifesa, in risposta ad una minaccia che non
è imminente; -
secondo, quando uno Stato sembra costituire un pericolo esterno,
attuale o potenziale, a altri Stati o popolazioni al di fuori dei suoi
confini, ma non c’è accordo all’interno del Consiglio di
sicurezza sul da farsi; -
e terzo, quando la minaccia è principalmente interna, alla stessa
popolazione dello Stato. Articolo
51 della Carta delle Nazioni Unite e autodifesa Il
dettato di questo articolo è restrittivo: “Nessuna disposizione del
presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela
individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato
contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di
Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e
la sicurezza internazionale”. Tuttavia,
uno Stato minacciato, secondo quanto da molto tempo stabilito dalla
legislazione internazionale, può assumere azioni militari nel momento
in cui una minaccia di attacco è imminente, nessun altro mezzo
potrebbe evitarla e l’azione è proporzionata. Il
problema nasce laddove la minaccia in questione non è imminente ma è
comunque ritenuta reale: per esempio nel caso dell’acquisizione, con
presunte iniezioni ostili, di capacità di realizzare armi nucleari. Può
uno Stato, senza passare dal Consiglio di Sicurezza, pretendere in
queste circostanze il diritto di agire, con un autodifesa anticipata,
non solo preventiva [“pre-emptively”, ossia colpendo per primo]
(contro una minaccia imminente o prossima), ma di prevenzione [“preventively”,
ossia come misura per evitare che si verificchi la condizione di
minaccia] (contro una minaccia non imminente o non prossima)? Colore
che rispondono “Sì” argomentano che il danno potenziale legato a
tali minacce (per esempio, terroristi dotati di armi nucleari) è così
grande che semplicemente non è possibile rischiare di aspettare che
diventi imminente, e che un minore danno può essere ottenuto (per
esempio, evitando un rilascio nucleare i un fallout radioattivo dovuto
alla distruzione di un reattore) agendo prima. La
risposta più breve è che se ci sono argomenti per un’azione
militare preventiva, supportati da buone evidenze, questi dovrebbero
essere sottoposti al Consiglio di Sicurezza, che può autorizzare tali
azioni, se lo vuole. Se non lo vuole ci sarà, per definizione, tempo
per perseguire altre strategie, compresa la persuasione, la
negoziazione, la deterrenza e il contenimento — e di riprendere in
considerazione successivamente l’opzione militare. Per
coloro che sono insoddisfatti di questa replica, la risposta deve
essere che, in un mondo pieno di minacce potenziali percepite, il
rischio derivante dal dare legalità ad azioni preventive unilaterali
è semplicemente troppo grande per essere accettato. Consentire a
qualcuno di agire in questo modo è consentirlo a tutti. Noi
non suggeriamo la riscrittura o la reinterpretazione dell’Articolo
51." "Noi riaffermiamo che il valori e i principi di fondo, come il rispetto dei diritti umani e la dignità umana, la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per la natura, il ruolo della legge, la responsabilità condivisa, il multilateralismo, e il non ricorso alla minaccia o all’uso della forza sono essenziali per la convivenza pacifica e la cooperazione tra gli Stati." La nostra convinzione è che l'idea di guerra preventiva sia da rigettare in maniera molto decisa e continuiamo a lavorare per ricordarlo e farlo sapere. Vedi gli altri comunicati della Campagna ... Campagna "La mia spesa per la Pace" info@lamiaspesaperlapace.it |
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