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La mia spesa per la Pace
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CHI
COMPRA VOTA 22/1/2004 Carissimo/a aderente, sperando di fare cosa gradita ti inviamo alcuni stralci relativi alla posizione di Papa Giovanni Paolo II sul tema delle guerre preventive e sull'uso della forza per la risoluzione dei conflitti. Più ampi materiali sono disponibili nella sezione "Approfondimenti" del sito della Campagna. Ti ringraziamo e ti invitiamo a fare il passaparola. Alla prossima. Diventa
il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo Rete contro la guerra dell'Ovest milanese
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21/01/2004
- GIOVANNI PAOLO II: LA PACE NON SI OTTIENE CON IL RICORSO ALLA FORZA
La pace non si ottiene con il "ricorso alla forza", ma con la capacità di superare "le ragioni delle divisioni e dei conflitti" grazie anche al "contributo decisivo" di tutti i cristiani. Lo ha detto oggi il Papa, che ha incentrato la tradizionale udienza generale sul tema della pace e dell’unità di cristiani, nella settimana di preghiera dedicata dalla Chiesa a questo impegno. "Il mondo anela alla pace, ha bisogno di pace, oggi come ieri - ha esordito Giovanni Paolo II - ma spesso la cerca con mezzi impropri, talora persino con il ricorso alla forza o con l’equilibrio di potenze contrapposte. In tali situazioni l’uomo vive con il cuore turbato dalla paura e nell’incertezza. La pace di Cristo, invece, riconcilia gli animi, purifica i cuori, converte le menti".
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12/01/2004
- DISCORSO DEL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO: «LA GUERRA NON RISOLVE I
CONFLITTI»
"La guerra non risolve i conflitti tra i
popoli", poiché la "pace autentica e duratura" è il frutto
di "un’azione morale e giuridica" fondata sul "rifiuto
categorico" della violenza e del terrorismo.
Ricordando "i numerosi passi fatti dalla Santa Sede per evitare il
penoso conflitto in Iraq", Giovanni Paolo II ha auspicato che
"la comunità internazionale aiuti gli iracheni, sbarazzatisi da un
regime che li opprimeva, a riprendere le redini del loro paese,
consolidarne la sovranità, determinare democraticamente un sistema
politico ed economico conforme alle loro aspirazioni, affinché l’Iraq
ridivenga un membro credibile della comunità internazionale".
"La pace autentica e duratura", ha detto ancora il Papa al corpo diplomatico, "non può ridursi ad un semplice equilibrio tra le forze presenti; è soprattutto il frutto di un’azione morale e giuridica". Altro tema del discorso papale, il "terrorismo internazionale", che "seminando la paura, l’odio ed il fanatismo, disonora qualsiasi causa esso pretenda di servire". "Ogni civiltà degna di questo nome – è il monito del Papa – suppone il rifiuto categorico dei rapporti di violenza. Ecco perché non potremo mai rassegnarci ad accettare passivamente che la violenza tenga la pace in ostaggio". Oggi "più che mai", sostiene Giovanni Paolo II, "è urgente giungere ad una sicurezza collettiva più efficace che doni all’organizzazione delle Nazioni Unite il posto e il ruolo che gli spettano", imparando dalle "lezioni del passato lontano e recente" e partendo dalla "certezza" che "la guerra non risolve mai i conflitti tra i popoli".
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8/12/2003 - DALLA LETTERA DEL PAPA PER L'1 GENNAIO 2004 - GIORNATA DELLA PACE L'educazione alla legalità 5. In questo compito di educare alla pace, s'inserisce con particolare
urgenza la necessità di guidare gli individui ed i popoli a rispettare
l'ordine internazionale e ad osservare gli impegni assunti dalle Autorità,
che legittimamente li rappresentano. La pace ed il diritto internazionale
sono intimamente legati fra loro: il diritto favorisce la pace. L'osservanza del diritto 6. Quella guerra, con gli orrori e le terrificanti violazioni della
dignità dell'uomo a cui dette occasione, condusse ad un profondo
rinnovamento dell'ordinamento giuridico internazionale. La difesa e la
promozione della pace furono collocate al centro di un sistema normativo e
istituzionale ampiamente aggiornato. A vegliare sulla pace e sulla sicurezza
globali, a incoraggiare gli sforzi degli Stati per mantenere e garantire
questi fondamentali beni dell'umanità, i Governi chiamarono
un'organizzazione appositamente costituita - l'Organizzazione delle Nazioni
Unite - con un Consiglio di Sicurezza investito di ampi poteri d'azione.
Quale cardine del sistema venne posto il divieto del ricorso alla forza. Un
divieto che, secondo il noto cap. VII della Carta delle Nazioni Unite,
prevede due sole eccezioni. Una è quella che conferma il diritto naturale
alla legittima difesa, da esercitarsi secondo le modalità previste e
nell'ambito delle Nazioni Unite: di conseguenza, anche dentro i tradizionali
limiti della necessità e della proporzionalità. Un nuovo ordinamento internazionale 7. È doveroso tuttavia riconoscere che l'Organizzazione delle Nazioni
Unite,pur con limiti e ritardi dovuti in gran parte alle inadempienze dei
suoi membri, ha contribuito notevolmente a promuovere il rispetto della
dignità umana, la libertà dei popoli e l'esigenza dello sviluppo,
preparando il terreno culturale e istituzionale su cui costruire la pace. La piaga funesta del terrorismo 8. Oggi il diritto internazionale fa fatica ad offrire soluzioni alla
conflittualità derivante dai mutamenti nella fisionomia del mondo
contemporaneo. Tale conflittualità, infatti, trova frequentemente tra i
suoi protagonisti attori che non sono Stati, ma enti derivati dalla
disgregazione degli Stati o legati a rivendicazioni indipendentiste o
connessi con agguerrite organizzazioni criminali. Un ordinamento giuridico
costituito da norme elaborate nei secoli per disciplinare i rapporti tra
Stati sovrani si trova in difficoltà a fronteggiare conflitti in cui
agiscono anche enti non riconducibili ai tradizionali caratteri della
statualità. Ciò vale, in particolare, nel caso dei gruppi terroristici. |
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