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per

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Pace

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14/9/2005

Ricevono questo comunicato 1229 persone in tutta Italia.
Hanno aderito alla Campagna 2917 persone di 502 Comuni e 82 gruppi di sostegno locale.

CHI COMPRA VOTA
Votate ogni volta che fate la spesa,
ogni volta che schiacciate il telecomando,
ogni volta che andate in banca
sono voti che date al sistema.

(Alex Zanotelli, missionario)

Carissimo/a aderente,

come certamente saprai, si apre oggi a New York il Summit mondiale dell'ONU: i governi del mondo si riuniranno per 3 giorni per discutere dei problemi mondiali legati allo sviluppo, alla sicurezza, ai diritti umani e alla riforma stessa dell'ONU.

Nel dibattito entrerà anche il tema della legittimità della guerra preventiva.  

Nei documenti predisposti in preparazione al summit, sul tema della sicurezza collettiva e dell’uso della forza, e in particolare sulla questione della legalità della guerra preventiva, si afferma:

"In pratica si presentano tre casi particolarmente difficili:

-    primo, quando uno Stato pretende il diritto di colpire preventivamente, per autodifesa, in risposta ad una minaccia che non è imminente;

-    secondo, quando uno Stato sembra costituire un pericolo esterno, attuale o potenziale, a altri Stati o popolazioni al di fuori dei suoi confini, ma non c’è accordo all’interno del Consiglio di sicurezza sul da farsi;

-    e terzo, quando la minaccia è principalmente interna, alla stessa popolazione dello Stato.

Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e autodifesa

Il dettato di questo articolo è restrittivo: “Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

Tuttavia, uno Stato minacciato, secondo quanto da molto tempo stabilito dalla legislazione internazionale, può assumere azioni militari nel momento in cui una minaccia di attacco è imminente, nessun altro mezzo potrebbe evitarla e l’azione è proporzionata.

Il problema nasce laddove la minaccia in questione non è imminente ma è comunque ritenuta reale: per esempio nel caso dell’acquisizione, con presunte iniezioni ostili, di capacità di realizzare armi nucleari.

Può uno Stato, senza passare dal Consiglio di Sicurezza, pretendere in queste circostanze il diritto di agire, con un autodifesa anticipata, non solo preventiva [“pre-emptively”, ossia colpendo per primo] (contro una minaccia imminente o prossima), ma di prevenzione [“preventively”, ossia come misura per evitare che si verificchi la condizione di minaccia] (contro una minaccia non imminente o non prossima)?

Colore che rispondono “Sì” argomentano che il danno potenziale legato a tali minacce (per esempio, terroristi dotati di armi nucleari) è così grande che semplicemente non è possibile rischiare di aspettare che diventi imminente, e che un minore danno può essere ottenuto (per esempio, evitando un rilascio nucleare i un fallout radioattivo dovuto alla distruzione di un reattore) agendo prima.

La risposta più breve è che se ci sono argomenti per un’azione militare preventiva, supportati da buone evidenze, questi dovrebbero essere sottoposti al Consiglio di Sicurezza, che può autorizzare tali azioni, se lo vuole. Se non lo vuole ci sarà, per definizione, tempo per perseguire altre strategie, compresa la persuasione, la negoziazione, la deterrenza e il contenimento — e di riprendere in considerazione successivamente l’opzione militare.

Per coloro che sono insoddisfatti di questa replica, la risposta deve essere che, in un mondo pieno di minacce potenziali percepite, il rischio derivante dal dare legalità ad azioni preventive unilaterali è semplicemente troppo grande per essere accettato. Consentire a qualcuno di agire in questo modo è consentirlo a tutti.

Noi non suggeriamo la riscrittura o la reinterpretazione dell’Articolo 51."

"Noi riaffermiamo che il valori e i principi di fondo, come il rispetto dei diritti umani e la dignità umana, la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per la natura, il ruolo della legge, la responsabilità condivisa, il multilateralismo, e il non ricorso alla minaccia o all’uso della forza sono essenziali per la convivenza pacifica e la cooperazione tra gli Stati."

La nostra convinzione è che l'idea di guerra preventiva sia da rigettare in maniera molto decisa e continuiamo a lavorare per ricordarlo e farlo sapere.

Il summit potrebbe essere un momento cruciale di confronto: ti invitiamo dunque a seguire lo svolgimento dei lavori con molta attenzione.

Ti ringraziamo e ti invitiamo a fare il passaparola.
Alla prossima.
 

Campagna "La mia spesa per la Pace"

 

Diventa il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo
(Mohandas Karamchand Gandhi)
 

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